Ben tornato! Sono un po' nella tua stessa situazione, vedo persone che si iscrivono alla newsletter e io non ne scrivo una da mesi. Ma, oh, non ne ho voglia. Quindi ti capisco.
Condivido la frustrazione nel non riuscire a scrivere nulla di decente.
Riguardo a Polidoro, ho visto il video dell’episodio e confermo che ha fatto proprio la figura della peracottara. Ho anche intercettato delle reaction in cui veniva massacrata, questi secondi molto spassosi.
Secondo me prendersi il tempo per voler scrivere è un modo di volere bene alla scrittura: spesso chi lo fa di mestiere è soverchiato dal quantity over quality. Non c’è niente di male se, almeno in uno spazio tutto tuo, dove tu fai le regole, concedi alla penna di respirare per fare in modo che non sia così, che scrivi perché hai da dire e non che inventi qualcosa da dire perché devi scrivere.
Io se devo pensare che più di un articolo allora è meglio un carosello e che un video lungo può pure andare ma magari facciamo degli shorts di 20 secondi, se devo quindi pensare che sia e debba essere una spirale in cui alla caduta di attenzione e capacità di lettura del pubblico io debba, per mantenere un pubblico, scendere li giù, allora no.
Se comunico, lo faccio per quei sette, quelli che stanno in piedi e leggono e ascoltano e capiscono e chissenefrega di chi (non) legge il mio romanzo, (non) si iscrive alla mia newsletter musicale o (non) ascolta(va) i miei podcast.
Se della comunicazione, per arrivare al ricevente eliminiamo il contenuto, abbiamo rotto tutto.
Qualcosa rimane: non il long form, rimane il video, YouTube è l'unico che è vissuto e che oggi ti puoi fare avere attenzione anche per 20, 40 minuti.
Però c'è la tua faccia: quella è la vera dittatura, l'eredità dei selfie, il culto del viso e del volto e di una idea per cui sia necessario essere immagine e non parola.
Io di quello ne soffro, lì non ci voglio andare, te lo faccio il reel ma non sono io, è il mio contenuto e infatti interessa a pochi.
Però, Lorenzo: non dobbiamo fare niente per forza.
C'è un livello di scala che dobbiamo rifiutarci di scendere: c'è ancora spazio ai piani alti, anche se l'acqua sale veloce.
Non so, per me si può sempre imparare qualcosa, in questi anni di dirette, video e reel ho imparato a parlare meglio in video, cosa che mi è comunque tornata utile per lavoro e tutto sommato secondo me ci può essere un equilibrio senza che uno si debba ritirare sull'Aventino della scrittura. Poi chiaro che ognuno farà come ritiene giusto, ma non mi interessa stare su un piedistallo dove parlo da solo. C'è chi scrive per sé e chi per gli altri, io per mia natura appartengo alla seconda categoria, sarà la deformazione professionale. E ho paura che la scala ai piani alti sia rotta, o di essere arrivato più in alto che potevo e adesso imparo a nuotare.
Acquisire competenze diverse è migliorarsi come professionisti e lo capisco bene (ad esempio, anni di podcast per me, insegnano tanto).
Ma il tema non era lo scrittore o il giornalista che devono ampliare il modo in cui comunicano, ma la valenza della scrittura.
Prendiamo uno scenario che è realistico: cinque anni.
Tra ai overview di Google, reel e caroselli a gran parte della redazioni (io ad esempio scrivo a volte per un magazine locale che fa un articolo al giorno per raccontare una città in maniera diversa, diciamo qualità molto alta mediamente) viene detto: stop all'articolo.
Nel senso che fa 2000 views il reels video, 400 il carosello con le due informazioni principali, e l'articolo vero e proprio arriva 68 letture.
Dicono: evitiamo di farlo, tanto non serve.
Quello è un punto a cui arriviamo, sicuro (i numeri li vedo) ed è perché stiamo "accettando" ormai che la lettura se n'è andata (con tutti i problemi di comprensione e approfondimento che ne conseguono nello spiegare e raccontare).
Io vedo che c'è quella sorta di resistenza, la mia stessa formazione, Internazionale, Il Post, le recensioni (vado nella tua zona) di Final Round o il racconto sportivo dell' Ultimo Uomo.
Alcune recensioni di. Dday.
O stiamo lì, o proviamo a fare si che quel giornalismo e quel racconto e quella parola scritta esista e resista (assieme a quegli stessi prodotti in podcast o in video, zero problemi) oppure per l'informazione arriva il colpo definitivo.
Io quando ho visto ai overview ho detto: è finita.
E già lo vedo che per molti ormai non serve più leggere i primi due link Google che arrivano dalla ricerca, bastano quelle 3 righe di sintesi, magari imprecise e via.
Da lettore e da autore a quella roba lì faccio ferma resistenza e voglio scrivere così bene che dal "cretino" carosello di Instagram tu abbia voglia di venire dentro all'articolo per quanto è bello.
Però, in fondo, di vero lavoro, al di là di articoli e un romanzo, io faccio l'infermiere e questo forse dice molto sul discorso "facile parlare di etica se tanto non ci devi vivere". :)
Ecco allora forse sono stanco di resistere, perché resisto da 20 anni e mi va bene così. Perché non ho solo resistito a un impoverimento della lettura ma anche delle mie condizioni di lavoro. Per me comunicare non è un hobby e dopo un po’ che non ti legge quasi nessuno o comunque fai fatica per mille motivi… cambi. E pazienza se verrò messo nelle file dei collaborazionisti del reel.
Ciao. Io ti seguo sporadicamente, ma le poche volte che ti ho letto mi è sempre piaciuta la tua penna. Anche io ho spesso blocchi di scrittura (nonostante più volte nella mia fantasia mi riprometta di scrivere di più) ma credo che sia normale quello che stai vivendo, quando vediamo che basta mettersi davanti a un cellulare per raggiungere molte più persone. Ed è giusto voler ampliare la tua audience. L'unica cosa su cui ti invito a non fare confusione - e scusami se ti sembro paternalista, non è la mia intenzione - è la tipologia di pubblico che ti segue. Ricordiamoci che ogni volta che qualcuno ci regala il suo tempo per arrivare fino in fondo al nostro testo (e magari ne aggiunge di extra commentando pure) vale mille visualizzazioni di uno scrolling compulsivo (di cui tra l'altro non conosciamo nemmeno la reale entità, visto che ormai vengono calcolate sul microsecondo). Non ti sto dicendo di non perseguire la strada del video, fallo se te la senti, ti porterà indubbi risultati. Ma non dimenticare che la scrittura è un'amante tenace, e anche se ogni tanto sembra volerci abbandonare torna sempre a morderci le chiappe! :D
Ben tornato! Sono un po' nella tua stessa situazione, vedo persone che si iscrivono alla newsletter e io non ne scrivo una da mesi. Ma, oh, non ne ho voglia. Quindi ti capisco.
Oh pensa che io la mia la scrivo da 111 settimane consecutive e quasi mai vedo nuovi iscritti, sono tipo 62 in due anni. Son traguardi:)
Condivido la frustrazione nel non riuscire a scrivere nulla di decente.
Riguardo a Polidoro, ho visto il video dell’episodio e confermo che ha fatto proprio la figura della peracottara. Ho anche intercettato delle reaction in cui veniva massacrata, questi secondi molto spassosi.
Secondo me prendersi il tempo per voler scrivere è un modo di volere bene alla scrittura: spesso chi lo fa di mestiere è soverchiato dal quantity over quality. Non c’è niente di male se, almeno in uno spazio tutto tuo, dove tu fai le regole, concedi alla penna di respirare per fare in modo che non sia così, che scrivi perché hai da dire e non che inventi qualcosa da dire perché devi scrivere.
Welcome back! 🖋️
Non avevo ancora sentito questa (metonimia?) di "far respirare la penna" - molto carina!
Beh, ben tornato!
Secondo me però: no.
Io se devo pensare che più di un articolo allora è meglio un carosello e che un video lungo può pure andare ma magari facciamo degli shorts di 20 secondi, se devo quindi pensare che sia e debba essere una spirale in cui alla caduta di attenzione e capacità di lettura del pubblico io debba, per mantenere un pubblico, scendere li giù, allora no.
Se comunico, lo faccio per quei sette, quelli che stanno in piedi e leggono e ascoltano e capiscono e chissenefrega di chi (non) legge il mio romanzo, (non) si iscrive alla mia newsletter musicale o (non) ascolta(va) i miei podcast.
Se della comunicazione, per arrivare al ricevente eliminiamo il contenuto, abbiamo rotto tutto.
Qualcosa rimane: non il long form, rimane il video, YouTube è l'unico che è vissuto e che oggi ti puoi fare avere attenzione anche per 20, 40 minuti.
Però c'è la tua faccia: quella è la vera dittatura, l'eredità dei selfie, il culto del viso e del volto e di una idea per cui sia necessario essere immagine e non parola.
Io di quello ne soffro, lì non ci voglio andare, te lo faccio il reel ma non sono io, è il mio contenuto e infatti interessa a pochi.
Però, Lorenzo: non dobbiamo fare niente per forza.
C'è un livello di scala che dobbiamo rifiutarci di scendere: c'è ancora spazio ai piani alti, anche se l'acqua sale veloce.
Non so, per me si può sempre imparare qualcosa, in questi anni di dirette, video e reel ho imparato a parlare meglio in video, cosa che mi è comunque tornata utile per lavoro e tutto sommato secondo me ci può essere un equilibrio senza che uno si debba ritirare sull'Aventino della scrittura. Poi chiaro che ognuno farà come ritiene giusto, ma non mi interessa stare su un piedistallo dove parlo da solo. C'è chi scrive per sé e chi per gli altri, io per mia natura appartengo alla seconda categoria, sarà la deformazione professionale. E ho paura che la scala ai piani alti sia rotta, o di essere arrivato più in alto che potevo e adesso imparo a nuotare.
Eh ma attenzione, sono due binari diversi.
Acquisire competenze diverse è migliorarsi come professionisti e lo capisco bene (ad esempio, anni di podcast per me, insegnano tanto).
Ma il tema non era lo scrittore o il giornalista che devono ampliare il modo in cui comunicano, ma la valenza della scrittura.
Prendiamo uno scenario che è realistico: cinque anni.
Tra ai overview di Google, reel e caroselli a gran parte della redazioni (io ad esempio scrivo a volte per un magazine locale che fa un articolo al giorno per raccontare una città in maniera diversa, diciamo qualità molto alta mediamente) viene detto: stop all'articolo.
Nel senso che fa 2000 views il reels video, 400 il carosello con le due informazioni principali, e l'articolo vero e proprio arriva 68 letture.
Dicono: evitiamo di farlo, tanto non serve.
Quello è un punto a cui arriviamo, sicuro (i numeri li vedo) ed è perché stiamo "accettando" ormai che la lettura se n'è andata (con tutti i problemi di comprensione e approfondimento che ne conseguono nello spiegare e raccontare).
Io vedo che c'è quella sorta di resistenza, la mia stessa formazione, Internazionale, Il Post, le recensioni (vado nella tua zona) di Final Round o il racconto sportivo dell' Ultimo Uomo.
Alcune recensioni di. Dday.
O stiamo lì, o proviamo a fare si che quel giornalismo e quel racconto e quella parola scritta esista e resista (assieme a quegli stessi prodotti in podcast o in video, zero problemi) oppure per l'informazione arriva il colpo definitivo.
Io quando ho visto ai overview ho detto: è finita.
E già lo vedo che per molti ormai non serve più leggere i primi due link Google che arrivano dalla ricerca, bastano quelle 3 righe di sintesi, magari imprecise e via.
Da lettore e da autore a quella roba lì faccio ferma resistenza e voglio scrivere così bene che dal "cretino" carosello di Instagram tu abbia voglia di venire dentro all'articolo per quanto è bello.
Però, in fondo, di vero lavoro, al di là di articoli e un romanzo, io faccio l'infermiere e questo forse dice molto sul discorso "facile parlare di etica se tanto non ci devi vivere". :)
Ecco allora forse sono stanco di resistere, perché resisto da 20 anni e mi va bene così. Perché non ho solo resistito a un impoverimento della lettura ma anche delle mie condizioni di lavoro. Per me comunicare non è un hobby e dopo un po’ che non ti legge quasi nessuno o comunque fai fatica per mille motivi… cambi. E pazienza se verrò messo nelle file dei collaborazionisti del reel.
Secondo me sei una delle penne più interessanti che ci sono. Per quel che conta, per cui, per quel che vale, credici :)
Ciao. Io ti seguo sporadicamente, ma le poche volte che ti ho letto mi è sempre piaciuta la tua penna. Anche io ho spesso blocchi di scrittura (nonostante più volte nella mia fantasia mi riprometta di scrivere di più) ma credo che sia normale quello che stai vivendo, quando vediamo che basta mettersi davanti a un cellulare per raggiungere molte più persone. Ed è giusto voler ampliare la tua audience. L'unica cosa su cui ti invito a non fare confusione - e scusami se ti sembro paternalista, non è la mia intenzione - è la tipologia di pubblico che ti segue. Ricordiamoci che ogni volta che qualcuno ci regala il suo tempo per arrivare fino in fondo al nostro testo (e magari ne aggiunge di extra commentando pure) vale mille visualizzazioni di uno scrolling compulsivo (di cui tra l'altro non conosciamo nemmeno la reale entità, visto che ormai vengono calcolate sul microsecondo). Non ti sto dicendo di non perseguire la strada del video, fallo se te la senti, ti porterà indubbi risultati. Ma non dimenticare che la scrittura è un'amante tenace, e anche se ogni tanto sembra volerci abbandonare torna sempre a morderci le chiappe! :D
Ottima osservazione, ma infatti non smetterò di scrivere, farò solo più male farlo