Discussione su questo Post

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Avatar di BenC

Ho trovato la discussione intorno al Post molto interessante, tanto più per una newsletter che ha fatto spesso del metagiornalismo - giornalismo sul giornalismo - uno dei suoi punti forti. Capisco anche la delicatezza con cui trattare il lavoro di colleghi e colleghe e un progetto editoriale che funziona. L’accenno a La Repubblica e l’ingresso, veloce e limitato, di una questione “di classe”, anche se in termini di disponibilità economica, sono stati però la parte più interessante (per me). Intanto perché del progetto de La Repubblica abbiamo visto la fine: inglobato in quel sistema di potere che era nata nel ‘76 quantomeno per criticare e di cui essere un watchdog; inoltre perché l’identificazione con Francesco Costa e “il suo stile”, richiama l’identificazione sempre maggiore che vi fu tra Repubblica e Scalfari, con effetti direi negativi per entrambi: Scalfari credette di essere la bocca della Verità e Repubblica pensò di essere la salvatrice della Patria. Il Post non ha queste ambizioni, anche perché mancano la temperie culturale (il liberalismo che avanza trionfante) e i soldi (per l decomposizione di quella borghesia illuminata che già era ai minimi termini cinquant’anni fa e oggi accende l’ipoteca per una borsa di Vuitton). Però nello stile di Costa si trova proprio questa superficialità roboante che caratterizzava anche Repubblica: il tentativo mai di spiegare il mondo, ma solo di sottolinearne alcuni aspetti. Fenomenologia del mondo, estetica: Costa sembra un critico d’arte, ma dei peggiori, quando per esempio nella descrizione degli USA si impunta nel volerli considerare “in marcia” perché il tasso di disoccupazione è ai minimi storici; ma che siano lavori di merda, eh questo è nel campo delle opinioni e quindi tabù. Il Post è un progetto che definirei carino, 可愛い (kawaii) in giapponese: nutriente come pocket coffee.

Avatar di Alessandro Zampini

Io dico una cosa un po’ amara, a cui dovete fare un po’ di tare ma insomma, vedete voi. Parliamo un sacco proprio in questo posto di quanto il lavoro vada pagato, dei rischi di un’informazione gratuita scadente, del benessere dei lavoratori e dei baroni che impediscono il ricambio generazionale.

Il Post offre informazione libera di qualità (ché Morning è sempre stato a pagamento, altri podcast lo sono stati per tanto e comunque continuano a venir fatti contenuti gratis, vedi Orazio), paga, e ha un direttore che al massimo del successo del suo giornale si fa da parte per lasciare spazio alla nuova leva, di talento, che ha cresciuto internamente. Non capisco perché le regole che valgono per tutti (fare lavoro=chiedere argento) per il Post valgano meno, solo perché li percepiamo come "i buoni", e che si ignori tutto quello di cui ho scritto sopra (tra cui il fatto che un'azienda accetti di cambiare il suo prodotto di punta anche, non certo solo, per rendere più umana la vita di chi lo fa) solo perché siamo un po' infastiditi (delusi? ma perché poi) che alcuni contenuti vadano dietro paywall.

Paywall che magari già paghiamo, quindi diventa una discussione fatta solo per discuterne, un po' come quando ci si irrigidisce quando gli sviluppatori chiedono soldi per i contenuti dei videogiochi che sviluppano.

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